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Intervista a Renato Bernasconi, presedente di Sport is Life Lugano

di David Camponovo, PR Panathlon Lugano


Il 1° dicembre 2025 al Palacinema di Locarno si è svolta la serata di premiazione del concorso "Migliori sportivi ticinesi", un evento che celebra l’eccellenza sportiva ticinese. In questa occasione, la società Sport is Life Lugano ha ricevuto il Premio Etico, patrocinato dal Panathlon Club Lugano.


Abbiamo incontrato Renato Bernasconi dopo la premiazione del Panathlon per il Premio Etico, ricevuto per il lavoro indomito profuso dai coniugi Bernasconi a favore di atleti portatori di fragilità mentali.


David Camponovo: Dopo tanti anni di attività a fianco di questi atleti, qual è l’emozione o il momento che più di ogni altro vi ha confermato che questa fosse davvero la vostra strada?


Renato Bernasconi: Ti posso dire che un solo momento non c’è stato. Abbiamo iniziato e fin da subito era talmente bello, talmente appagante, che non abbiamo più mollato. Ora sono più di vent’anni… e di aneddoti ne avremmo tantissimi.


D.C.: I più belli?


R. B.: Quando andiamo alle gare: questi ragazzi magari non arrivano primi, né secondi, né terzi… arrivano quinti, ottavi… e vengono da noi dicendo: “Renato, abbiamo vinto! Abbiamo vinto!”, “Ma cosa sei arrivato?”, “Ottavo!”, “Bravo! Fantastico!” Ecco, questo è lo sport: un mezzo di trasformazione.


D.C.: La SIL nasce per favorire integrazione e crescita personale attraverso lo sport. Qual è secondo voi il cambiamento più potente che lo sport riesce a generare in questi atleti?


R. B.: Il cambiamento più importante è l’autostima. Sapere e vedere fin dove possono arrivare, nonostante le grandi difficoltà che hanno. Questo è davvero il motore di tutto.


D.C.: Guidare una società con una sessantina di volontari e quasi 130 atleti non è semplice. Quali sono i valori che vi hanno permesso di mantenere un gruppo così coeso e motivato nel tempo?


R. B.: La società è nata 56 anni fa, e la motivazione cresce spesso con il passaparola. I ragazzi vengono, si trovano bene, formano un bel gruppo, si conoscono tutti… e poi iniziano a dirlo ai compagni di scuola o di lavoro: “Vieni anche tu, facciamo sport insieme”.E così il gruppo cresce, continua a nascere e rinascere. È una comunità che si alimenta naturalmente.


D.C.: Dopo un percorso così ricco, come immaginate il futuro dello sport in SIL? Quali sogni o progetti vorreste ancora realizzare per continuare a sostenere l’inclusione attraverso lo sport?


R. B.: L’inclusione è già molto avanzata: nel basket siamo inclusivi con i Tigers Lugano, nelle bocce con la Gerla di Agno, e speriamo di continuare su questa strada. Quello che ci spinge è che ciò che facciamo ci piace davvero, e finché ci piacerà lo faremo sempre. Certo, dobbiamo anche farci conoscere: occasioni come questa sono fondamentali, perché il nostro è un mondo ancora abbastanza sommerso.



 
 
 

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